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È strano guardarsi indietro e valutare il cammino percorso.
Oggi sono un musicista. Nell’adolescenza, benché la musica occupasse già una parte considerevole della mia vita, volevo fare l’astrofisico. Forse perché percepivo inconsciamente la profonda unità dell’Universo.
C’è un’immensa poesia nei suoni così come nel moto degli astri. C’è una danza inarrestabile e necessaria in una corda che vibra come nel passaggio di una meteora verso la sua fine fiammeggiante.
Poi la musica lentamente ha vinto e un mosaico tumultuoso e inarrestabile si è rivelato ai miei occhi stupiti.

 

Sempre cangiante e palpitante di vita, dai laboriosi anni in Conservatorio al fascino indicibile dei primi concerti, dalla scoperta della musica antica di terre piene di magia e di poesia alla potenza ultraterrena dell’orchestra che suona le mie note, dall’emozione trepida della prima incisione alle tournèe in paesi lontani.
Una catena che mi ha avvinto, i cui anelli sono stati a volte pesanti, ma sempre luminosi come oro. Una strada che, da quasi due decenni, mi conduce ad esplorare un mondo lontano nel tempo e nello spazio, la musica d’Irlanda. Al mio fianco la compagna fedele di centinaia di concerti, di migliaia e migliaia di chilometri attraverso l’Europa: l’Arpa Celtica.

 

L’Arpa che abbraccio ogni giorno, per ore, quando insieme diamo voce a melodie dimenticate da secoli, quando attraverso il suo suono rivive l’anima di un musicista dimenticato, di una sua emozione che sembrava destinata all’oblio e invece, palpitante e viva, rinasce ogni volta che le mie dita sfiorano le corde.

Quando mi chiedono che cosa avrei voluto cambiare della mia vita, avendo la possibilità di ricominciare, rispondo: mi sarei applicato di più al tiro con l’arco. Tutto il resto è perfetto così.

Gioie, malinconie. Vittorie, paura. I sorrisi che accompagnano ogni concerto. I momenti in cui mi sembrava di non farcela più, e i momenti in cui sentivo che forse ce l’avrei fatta. La vita che pulsa in ogni nota, la magia di svegliarmi e sedermi sotto un albero a ricostruire un pezzo di musica ridotto in frammenti dal tempo. Lo scavare nelle profondità dell’anima per sentire che grazie alla mia musica il mondo anche oggi è un po’ più colorato di ieri.
Oggi sono un musicista realizzato.

Enrico Euron